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In un giorno come questo

domenica, 08 novembre 2009 alle 14:27 in punto,

parlando di:vivendo 


Son venuti ad intervistarmi. Ogni tanto a qualcuno viene in mente di puntarmi un microfono sotto il naso, ma si tratta perlopiù di laureandi alle prese con la tesi, Questa volta invece era la Tv, proprio Lei in persona, nelle vesti della giornalista di una rete regionale e dell’operatore.

Non che mi dispiaccia, anzi. Sono abbastanza vanitosa da raccontarlo ad amici e conoscenti; ma così, en passant, cercando di sminuire la cosa ed abbandonandomi ad atteggiamenti di annoiato disinteresse. Il vero vanitoso, difatti, desidera che nella marea delle sue qualità il pubblico riconosca soprattutto la modestia.

Insomma la giornalista è venuta nella scia dell’affaire Marrazzo, non tanto per sapere che cosa ne penso io bensì per trovare nelle mie parole una conferma di ciò che pensa lei. Non sapendo se mi sarei trovata di fronte una persona di ampie e tolleranti e rispettose vedute, oppure un’oscurantista sul libro paga di forze reazionarie, ho voluto conoscere dapprima le ragioni dell’intervista. L’argomentazione, piuttosto interessante anche se opinabile, è che il vero scandalo non consista nel fatto che il birbaccione presidente della regione Lazio abbia subito il ricatto di una banda di malfattori in divisa, o che probabilmente abbia messo a disposizione delle proprie incontinenze denari e risorse pubbliche, bensì il fatto che oggetto delle sue brame erotiche sia stata una persona transessuale.

Beh... detta così sembra una teoria piuttosto ardita. E non sono d’accordo. Lo scandalo si evidenzia nel momento in cui il protagonista della vicenda subisce l’irruzione di agenti privi di mandato di perquisizione (si dirà che il suo abulico atteggiamento sia provocato da sostanze stupefacenti, il che naturalmente non è un’attenuante), dipoi prega costoro di metterci una pietra sopra, infine si piega al ricatto ed è disposto a pagare una certa cifra. Per gusto di pignoleria poco italica, si potrebbe ancora dibattere sul fatto che il denaro, poco o tanto che sia, provenga da fondi privati o pubblici.

Ma la giornalista non ci sta. Ebbene, concordo allora sul fatto che nell’immaginario collettivo fare conversazione a letto con una persona transessuale è vista come un’aggravante, una prova ulteriore di degenerazione e tutto ciò che invece riguarda il codice penale sarebbe la naturale involuzione dettata dai propri sensi corrotti. Ma questa è per l’appunto la visione semplicistica del reazionario. Per coloro che non sono del tutto digiuni di senso civico, lo scandalo non abita nei gusti privati bensì nei comportamenti pubblici. Ed avere come rappresentante politico un personaggio ricattabile, ricattato e succube dei ricattatori è quantomeno scandaloso.

Aggiungo a microfono aperto (e la giornalista avrà il buon gusto di non tagliare il pezzo) che Marrazzo non ha fatto visita ad “un” transessuale, bensì ad “una” transessuale. La precisazione cade a pennello perchè è dall’inizio dell’intervista che lei utilizza l’articolo maschile per persone che si sentono donne ed appaiono come tali. Segue dunque la doverosa spiegazione: una transessuale è una persona nata geneticamente maschio ma che si sente femmina. Un transessuale è invece una persona nata geneticamente femmina ma che si sente maschio. La scienza medica oggi permette ad entrambi di adeguare, mediante interventi chirurgici e terapie ormonali, le caratteristiche fisiche del corpo ai desideri della propria mente, non essendo possibile fare il contrario.

Ci si riferisce cioè alla persona transessuale utilizzando articoli e pronomi relativi al sesso di arrivo e non a quello di provenienza. Se io mi sento donna ed ho faticato per apparire tale e poi tu mi parli come se fossi un uomo, avrò ben diritto di irritarmi?

La giornalista però da questo orecchio non ci sente. Continua anzi ad utilizzare l’articolo maschile anche dove non dovrebbe, forse a sua volta irritata dal fatto che c’é “una” transessuale capace di masticare l’italiano meglio di lei.

            Così la signora comincia ad apparirmi un po’ meno paladina della tolleranza e del rispetto. Il discorso però non poteva starsene a lungo sulle ginocchia di Marrazzo e inevitabilmente scivola sugli aspetti più controversi del transessualismo. E poco dopo arriva l’immancabile domandone: “ma perché gli uomini vanno con “i” transessuali?”

Rispondo che molti uomini vanno con “le” transessuali perché a mio avviso (e lo dico in quanto transessuale lesbica che con gli uomini non ci va) la cosa sembrerebbe più rassicurante. Non potendo più esercitare il tradizionale dominio maschile sul sesso opposto e trovandosi perciò tra i marosi di quella crisi che i sociologi hanno già analizzato in montagne di trattati, alcuni uomini preferirebbero accompagnarsi a persone che hanno sì attributi indiscutibilmente femminili, ma che vengono identificati come “maschi inferiori” nei confronti dei quali è dunque possibile percepire intatta la propria superiorità.

Insomma, mi sono spiegata male ma mi avete capita lo stesso. E poi è un’opinione, mica vuole essere un assioma.

            Viceversa per il prof. Angelo Zappalà, psicologo e psicoterapeuta invitato in studio e chiamato a rispondere alla medesima domanda, sembrerebbe che il motivo sia legato al fatto che alcuni uomini amerebbero sentirsi umiliati durante un rapporto di natura erotica, umiliazione facilmente ottenibile frequentando persone “non avvenenti” o “particolarmente sgradevoli” sul piano dell’attrazione sessuale, come la sottoscritta che era appena andata in onda.

Bene, io non so se le persone che mi frequentano in realtà sono alla ricerca di umiliazioni o se sono morbosamente attratte dalla vertigine della ripugnanza, ma ho ragione di dubitarne. Mi pare anzi che tali obiettivi siano conseguibili assai facilmente, ascoltando ad esempio le oltraggiose farneticazioni di questo dotto esperto in materia.

E senza nemmeno dover prendere freddo sui marciapiedi.


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In un giorno come questo

mercoledì, 28 ottobre 2009 alle 13:35 in punto,

parlando di:res publica 


A giudicare dai commenti degli elettori, l’addio di Rutelli al Pd viene salutato all’incirca come un’inaspettata benedizione. Non piaceva a nessuno, diciamo la verità, fin da quando venne accusato di mettere i bastoni tra le ruote di Prodi alle elezioni del 2006.

Se poi insieme a lui se ne andranno anche Binetti ed i papalini, i cosiddetti teo-dem, allora sarà gran festa tra gli elettori di questo partito, campioni nell’ingoiare montagne di rospi senza fiatare o fiatando pacatamente.

Rutelli inizia così una nuova avventura (così la definisce lui) e nonostante conservi l’aria di un solare giovanottone, di avventure ne ha già collezionate all’interno del Partito Radicale, dei Verdi, della Margherita e in ultimo nel Pd. Un’epopea degna di un centenario.

Uscito politicamente azzoppato dall’infelice sfida contro Berlusconi, il Rutelli non si è mai più ripreso, come accade ai cavalli che si spezzano i garretti galoppando su tratturi accidentati. Da allora è stato anche emi-vice-presidente del Consiglio (l’altro emi-vice- era D’Alema), ma la battuta d’arresto finale venne con la sconfitta contro Alemanno nelle municipali di Roma nel 2008. Si parlò allora di effetto-valanga (il centro-sinistra era appena stato sconfitto alle elezioni politiche), ma la verità è che Rutelli non poteva piacere agli elettori di sinistra, mentre quelli di destra il loro candidato già ce l’avevano.

Personaggio poco decifrabile, forse non si sentiva a suo agio là dove veniva accolto o forse non aveva nulla da dire che valesse la pena d’essere decifrato. Comunque ora se ne va e nessuno pare rimpiangerlo. Forse lo seguiranno anche Bassolino e Iervolino, che equivalgono a due rospi di prima grandezza che la base non dovrà più ingoiare.

Intanto, per la cronaca delle cose minute, se ne va anche il Cacciari, che magari non tutti sanno chi è… E’ quel barbuto signore che viene spesso invitato nelle trasmissioni d’approfondimento e che inizia a parlare con la flemma che s’addice ad ogni buon filosofo. Ma è una finta; dopo pochi minuti inizia a scuotere la testa e ad innervosirsi. Per qualche istante sembra sul punto di strapparsi via l’auricolare ed abbandonare lo studio, poi purtroppo rimane e finisce invariabilmente per perdere le staffe e urlare improperi. Anche la filosofia ha i suoi rospi da ingoiare.

 E’ anche sindaco di Venezia da quando, nel 2005, ha battuto al ballottaggio Felice Casson grazie ai voti della destra. Però stava nel centro-sinistra. Altra carriera ineffabile che disegna a tutto tondo l’irresistibile attrazione del Centro nel panorama politico italiano. Il Cacciari viene infatti da Potere Operaio, poi passa al Pci, poi sostiene Prodi, finisce nella Margherita, è infine risucchiato dal Pd. Infine per modo di dire, perché l’avventura continua. Ora, legato alla coda del cavallo di Rutelli, sicuramente farà ancora molta strada e lo ritroveremo da qualche parte. Magari a fianco di Casini o, chissà, a braccetto con Mastella.

Presagisco, in uno slancio di ebbrezza metafisica, l’arrivo presto o tardi nel nuovo soggetto politico della Mussolini e di un redivivo De Michelis, o anche soltanto di Lamberto Dini, che di rospo aveva pure il soprannome. E’ solo fantapolitica, d’accordo, ma in un paese in cui la fantapolitica spesso diviene realtà.

Se tutto ciò accadrà e gli irrequieti d’ogni provenienza verranno fagocitati dal sogno di dar vita ad un Centro vero e proprio, una sorta di Dc del XXI secolo, magari potrà addirittura succedere che il Pd ritrovi la propria agognata unità interna e possa dotarsi di un vero programma… Ok, un po’ di fantapolitica va bene, ma non esageriamo.

Keftiu

 

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venerdì, 16 ottobre 2009 alle 09:16 in punto,

parlando di:mondo cane 


Va bene. Se sono riusciti a darlo a Sacharov e ad Arafat, il Nobel per la pace possono darlo a chiunque. E poi perfino Obama dice che non se l’aspettava e non ritiene di meritarlo. Finora ha solo detto quel che farà. Adesso aspettiamo che lo faccia e siamo tutti così fiduciosi che il riconoscimento glie l’abbiamo già dato in anticipo.

Ma per favore, qualcuno gli spieghi che in Europa abbiamo goduto di questi 60 anni di pace proprio perché c’erano di qua e di là tante e tante testate nucleari che toglievano la voglia a chiunque di fare il Rambo affacciato al balcone… Per cui quel suo “vogliamo un mondo senza armi nucleari” non mi convince per nulla e mi sembra pure di pessimo auspicio.

Keftiu

 

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In un giorno come questo

venerdì, 16 ottobre 2009 alle 09:01 in punto,

parlando di:res publica 


La cilindrata del personaggio si vede anche dalle piccole cose, oltre che da quelle grandi. Non è che mi piaccia meno di altri, sia chiaro. Anzi, forse per adesso il Bersani è il migliore della squadra. E’ proprio la squadra nella sua interezza che non mi convince. Comunque, sappiamo che la devotissima Binetti vota per l’affossamento della proposta di legge Concia… Non che si astiene o si assenta per qualche motivo (come ha fatto Fassino). No, resta lì e vota con la destra, come è suo costume quando si tratta di obbedire al clero.

Poi il Franceschini dice che ne ha le tasche piene di questa qui che vota sempre come vogliono i vescovi. La presenza della Binetti nel Pd è un vero problema, dice più o meno. Se n’è accorto adesso, il tapino, ma sai… è la stagione delle primarie e dei congressi (perché non li chiamano “caucus” come negli States, che fa meno “out”?).

Allora suor Binetti viene per un attimo meno alla docilità che la contraddistingue e in un moto di stizza replica che al congresso (o alle primarie, o quella roba lì) voterà per Bersani.

Immagino che il Franceschini sia doppiamente furibondo con lei; in primis perché Binetti indebolisce la fazione teodem all’interno del Pd proprio nel momento in cui era meglio stare mansueti, e secondly, perché oltretutto la fedifraga dice che voterà per il rivale.

Ecco allora che Bersani, con tono assai più misurato (lo dice sempre il Napolitano che bisogna “misurare i toni”) ammette che “Un problema c’è” senza dire quale e facendo bene attenzione a non offendere la sensibilità di madama Binetti perché un voto in più fa sempre comodo.

La statura delle persone si misura anche attraverso questi minuscoli episodi. Per la verità la si era potuta misurare anche al tempo delle norme contro la lobby dei taxisti agli albori del governo Prodi-2006, quando il Bersani fece rapidamente marcia indietro scendendo a compromessi con i facinorosi che bloccavano il traffico per protesta. Si capiva fin da allora che se quel governo non aveva nemmeno il coraggio di pestare i piedi ai taxisti, figuriamoci se avrebbe torto un capello a Mediaset.

Dunque con Bersani cominciamo bene, verrebbe da dire. Nel Pd tira aria nuova. Per sentirla basta tapparsi il naso.

Keftiu

 

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In un giorno come questo

venerdì, 16 ottobre 2009 alle 08:15 in punto,

parlando di:res publica 


Dicono che quella proposta di legge violava la Costituzione e così non si sono nemmeno presi la briga di discuterla in aula. Il motivo? Beh, il motivo ufficiale è che l'espressione "orientamento sessuale" potrebbe includere (con un po' di fantasia) anche la pedofilia, l'incesto, la necrofilia, ecc... E perciò, secondo la maggioranza degli Eletti, tentando di proteggere omosessuali e transessuali dalle continue aggressioni, si finirebbe giocoforza per estendere la protezione anche, tanto per dirne una, ai pedofili.

Questa è la scusa ufficiale, come si diceva. Invece il motivo inconfessabile (ma confessato continuamente dalle scelte del Parlamento) è che parte consistente degli Eletti giura fedeltà alla Costituzione per finta e poi asseconda i desideri del Vaticano o di chi comunque può offrire un valido ausilio alla carriera politica.

Hanno dovuto arrampicarsi un po' sugli specchi per tirare fuori questa presunzione di incostituzionalità, dal momento che l'omosessualità ed il transessualismo non sono reati, mentre ad esempio la pedofilia lo è. Però si sono arrampicati facilmente, grazie anche alle sospette assenze che si sono registrate in linea trasversale rispetto alla collocazione partitica.

Seguendo la linea di pensiero del Parlamento, non si capisce allora perché sia stata introdotta l'aggravante per reati commessi in virtù delle differenze etniche e religiose.

In fondo, se aggredire un ebreo in quanto tale rientra nelle aggravanti, allora ne approfitterebbero anche gli appartenenti ad una setta dedita ai sacrifici umani, i quali potrebbero appellarsi al diritto di seguire la loro fede religiosa senza subire discriminazioni.

Quel che la maggioranza del Parlamento ha voluto far intendere con l'affossamento della proposta di legge Concia, è che non vi è alcuna intenzione di lottare seriamente contro la discriminazione a danno di gay e transessuali. Ben sapendo che decisioni di questo genere poi preludono ad un acutizzarsi di casi di aggressione fisica e verbale a danno di queste persone.

I membri della casta sacerdotale nostrana plaudono alla decisione, il che costituisce il dato meno sorprendente. D'altra parte, quanto costoro si battano contro la libertà sessuale lo sappiamo tutti. Quanto si battano contro i reati sessuali, lo vediamo dalla solerzia con cui proteggono i confratelli pedofili.

Keftiu

 

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In un giorno come questo

venerdì, 18 settembre 2009 alle 13:39 in punto,

parlando di:res publica 


Il Katawi, sgozzando la propria figlia in un boschetto alla periferia di Pordenone, non ha tenuto conto dell’evolversi della legislazione italiana ed ha finito per operare con leggero ritardo.

Citava infatti il nostro codice penale all’art. 587:

Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Tale attenuante di cui hanno goduto molti miserabili “d’onore” come il sig. Katawi, è stata abolita soltanto nel 1981.

Dunque, per la cronaca, il padre Katawi sgozza la figlia Sanaa. Il motivo? Lei rifiuta lo stile di vita ed i modelli culturali marocchini e vive more uxorio con un ragazzo di Montereale Valcellina, provincia di Pordenone. Indagando qua e là, vien fuori che il padre avrebbe compiuto l’orrendo crimine per sfuggire alla derisione dei suoi amici e connazionali, che lo consideravano un uomo incapace di farsi valere persino tra le donne della sua famiglia.

Ma dato che al peggio non c’è mai fine, subito dopo l’atto barbaro arriva il commento ancora più agghiacciante. Eh sì, perché se uccidere la propria figlia è una delle cose più orrende che si possano immaginare, la giustificazione dell’omicidio che proviene dalla madre della vittima ha quasi dell’incredibile.

Davanti al microfono dei cronisti, intubata nella divisa d’ordinanza delle islamiche osservanti, la signora Fatna ha emesso il proprio verdetto personale: “Perdono mio marito. Sanaa non doveva andarsene via”.

Vien voglia di sbattere dentro anche lei, sì o no? O almeno di portarle via le altre figlie, regalando loro una vita dignitosa, quella inseguita vanamente da Sanaa?

Ma forse questi miei giudizi sono viziati da una certa miopia culturale e non tengono conto della ricchezza cosmopolita che è piovuta ultimamente sulle nostre lande.

Il Katawi per ora si trova in galera, ma non si sa per quanto tempo, dato che a Pordenone vige la legge italiana. Anzi, nonostante l’abrogazione delle arcaiche attenuanti di legge, nessuno può dirsi sicuro che il carnefice rimanga dietro le sbarre almeno per il magro numero di anni previsto dal vecchio articolo 587.

 

Keftiu

 

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mercoledì, 16 settembre 2009 alle 08:44 in punto,

parlando di:ululati 


Qualcuno si aggrapperà anche a questo articolo per astenersi dal differenziare i propri rifiuti e gettare comodamente tutto quanto nello stesso sacchetto e tutti i sacchetti nello stesso bidone. D’altra parte, di leggende riguardanti la raccolta differenziata ne circolano parecchie da anni. Vero è che la verità ama riposare anche sotto le leggende, ma sempre di mitologia urbana si tratta.

Circola ancora la voce secondo cui il vetro da riciclare sarebbe troppo, così che una parte consistente verrebbe sminuzzata e poi gettata via insieme a tutto il resto.

Analoga sorte, secondo le teorie messe in giro dagli integralisti anti-riciclaggio, sarebbe quella di ogni altro prodotto, dalla plastica alla carta, dal vetro ai metalli agli oli lubrificanti, tutto indistintamente destinato a finire in discarica.

Tutti alibi per ipocriti naturalmente, magari per giustificare il nostro comportamento poco civile di fronte al coinquilino che scorge nel nostro sacchetto nero il quotidiano di ieri a braccetto col flacone del detersivo.

Poi c’è un’altra scuola di pensiero che almeno pubblicamente concorda con l’utilità della raccolta differenziata, ma per pigrizia o per perfidia finisce per ignorarne i dettami basilari. I seguaci di tale filosofia amano raggiungere i bidoni colorati specialmente col favore delle tenebre e gettare le bottiglie di pet nel bidone della carta, gli imballaggi di cartone in quello del vetro ed i medicinali scaduti nel contenitore della plastica.

Il loro numero è legione, evidentemente. Basta dare un’occhiata all’interno di un qualsiasi bidone di differenziata per capire quanto sia diffuso il fenomeno.

Infine c’è il dramma degli abiti usati, da riporre in quei sepolcri bianchi nei quali infatti ogni tanto muore qualcuno che si era introdotto abusivamente, intrappolato in un meccanismo di chiusura che ricorda vagamente i marchingegni medievali.

Almeno a Torino, da qualche tempo gli abiti usati venivano abbandonati all’esterno, ai piedi del catafalco bianco. E non per paura del pesante congegno d’apertura, ma perché il cassonetto risultava invariabilmente rotto, forzato in più punti per estrarne il contenuto. Per motivi non del tutto chiari, pareva che nella stragrande maggioranza dei casi gli autori di tali furti fossero tossicodipendenti.

Io stessa potei assistere pochi anni or sono al forzamento di un cassonetto sul Lungo Dora da parte di personaggi dediti al consumo di polverine varie che stazionano abitualmente davanti alla locale Asl. Il fatto avvenne alle tre del pomeriggio, a meno di cinquanta metri da un’auto dei carabinieri in sosta.

Che fare? Monitorare tutti i cassonetti d’Italia con delle telecamere? Istituire la raccolta porta-a-porta condominiale, individuando così almeno i caseggiati meno scrupolosi?

Ma no, lasciamo stare. Se le nostre eco-balle sono inservibili per gli inceneritori e se le discariche scoppiano, possiamo sempre dare fuoco alla monnezza per la strada, oppure spedirla in Germania. Sempre meglio che mettersi ad insegnare educazione civica nelle scuole.

Keftiu

 

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In un giorno come questo

mercoledì, 09 settembre 2009 alle 21:49 in punto,

parlando di:porta pia 


I pezzi grossi del Vaticano (a cominciare dal più grosso di tutti) continuano a ripetere che le persone omosessuali e/o transessuali non devono essere discriminate ma vanno comprese ed aiutate pur vivendo in una condizione di colpevole “disordine” morale.

Ora la Curia di Lecce ha dato una dimostrazione di “comprensione” ed “aiuto” licenziando in tronco Luana Ricci, organista presso la cattedrale locale da diciotto anni, colpevole di aver intrapreso un percorso di cambiamento di genere e di apparire per quel che sente di essere, cioè una donna.

Licenziamento, si aggiunge nella nota ufficiale, avvenuta per motivi “evidenti”.

Infatti, è evidente quanto la falsa umanità che ostentano i gerarchi del culto e le ridondanti dichiarazioni di pietà e tolleranza con cui sono abituati a sciacquarsi la bocca, cozzino ogni giorno con il loro comportamento.

Evidente è la volontà di imporre le loro leggi oscurantiste, là dove possono e fin dove possono.

Evidente è il trattamento che tornerebbero a riservare a chi non segue i loro dettati, se la legge dei vari paesi lo permettesse.

Evidente è il fatto che sarà un gran bel giorno quello in cui saranno ramazzate via le mille paure grazie alle quali questi nemici del genere umano hanno regnato.

 

Keftiu

 

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In un giorno come questo

mercoledì, 09 settembre 2009 alle 06:18 in punto,

parlando di:mondo cane 


            Cade un altro pilone della palafitta obamiana, nella persona di Van Jones, consigliere della Casa Bianca per le politiche ambientali.

Nei favolosi anni ’60 un candidato alla presidenza come Obama sarebbe rimasto tale, nel senso che non sarebbe arrivato vivo al giorno delle elezioni. Al termine di un comizio elettorale qualche pazzoide sarebbe riuscito a forare inspiegabilmente l’apparato di sicurezza avvicinandosi ad un metro dal personaggio e l’avrebbe freddato con una pistolettata alla testa. Il pazzoide sarebbe stato subito arrestato dagli infallibili agenti della sicurezza medesima, portato in carcere ed opportunamente eliminato prima di poter apparire in tribunale.

Ma erano altri tempi. Forse c’era anche molta più gente disposta a bersi le panzane dei potenti. Inutile dire che se fosse accaduta una tragedia simile oggi, ben pochi avrebbero accettato l’ipotesi del pazzoide, ma avrebbero puntato l’indice contro le stanze dei poteri occulti. Con conseguenze imprevedibili.

Oggi siamo in un nuovo secolo, così nuovo che è diverso perfino il millennio. E allora, volete un presidente “radical”, o comunque agli antipodi di quella che è la storia del nostro Grande Paese? Eccolo servito. In fondo questa è la culla della democrazia moderna. La patria della Libertà, tanto che Le abbiamo eretto una ciclopica statua (che per la verità è stata costruita in Francia, ma non sottilizziamo).

Ed è perfino nero, guardate un po’. Anzi mezzo nero e mezzo bianco. Sembra quasi abbronzato, come dice quel mafioso che comanda in una delle nostre province d’oltremare e di cui adesso non ricordo il nome. Insomma, già così è una cosa sbalorditiva agli occhi di mezzo mondo, figuratevi se fosse stato nero del tutto.

Nel nuovo millennio non c’è bisogno di impallinarlo come un fagiano, è sufficiente impallinare ogni iniziativa che si allontani dalla Retta Via, perchè i secoli passano ma il potere è sempre nelle mani di coloro che hanno i quattrini.

Il potere politico discende da quello economico ed è così fin dai tempi dei Sumeri. Poi si può anche esultare perchè il Capo ha una faccia diversa o ti ha promesso che farà girare il mondo all’incontrario, ma la verità è che il Capo ha un potere molto più limitato di quanto si voglia far credere, altrimenti mica lo si farebbe eleggere dal popolo.

La poltrona di Van Jones è stata demolita da bordate di accuse che magari in altri paesi avrebbero avuto scarso effetto. Lo si è accusato in sostanza di essere stato in gioventù un “estremista”, ovvero di aver militato in organizzazioni che si battono per i diritti civili. E di aver sottoscritto un documento in cui si ipotizzava il fatto che l’Amministrazione Bush potrebbe non essere stata del tutto estranea all’attentato delle torri gemelle.

Questa cosa qui per la verità non la ipotizza solo Van Jones, ma in fondo siamo nel paese in cui devono ancora essere chiariti alcuni fatti legati all’assassinio di Lincoln, per cui andiamo con ordine e soprattutto con calma.

Nel caso specifico, una serie di trasmissioni condotte da un abile oratore del piccolo schermo, certo Glenn Beck, continua ad insinuare nei telespettatori il sospetto che Obama possa essere un agente manovrato da una congrega di comunisti, una specie di Spectre marxista che da sempre tenta di demolire il Sogno americano. Sembrerebbero ragionamenti ammuffiti d’epoca maccartista, ma evidentemente fanno ancora presa, soprattutto su chi Obama non lo digerisce anche per altri motivi.

Van Jones non rappresentava quasi nulla per la destra americana, se non uno dei bersagli nemici più visibili contro cui dirigere il fuoco. Certo la politica ambientalista dell’Amministrazione Obama non è gradita alla lobby petrolifera, ma il vero obiettivo della destra repubblicana (e anche democratica) è quello di far affondare l’intero programma di Obama, quello grazie al quale ha ottenuto il suffragio popolare. A cominciare dal progetto di riforma sanitaria, così temuto dalle società di assicurazioni che perfino la “waspissima” famiglia Clinton dovette fare marcia indietro dopo averla promessa in campagna elettorale. Altrimenti chissà, secolo vecchio o nuovo che sia, a mali estremi si sarebbe sempre potuta riarmare la mano del pazzoide di turno.

Il “sogno” di Obama, che poi è il sogno dei milioni che l’hanno votato, sta volgendo inesorabilmente al risveglio. Come ogni buon riformista, anche lui sta cedendo alla tentazione di annacquare il proprio programma nella vana speranza di renderlo maggiormente accettabile per l’opposizione.

Tale strategia, già scolpita sulla lapide di molte socialdemocrazie europee, fa sì che da una parte non si arrivi a nessuna riforma sostanziale e dalla parte opposta si perda la fiducia di chi aveva creduto nella possibilità di un cambiamento. Oltre a ciò, si finisce per galvanizzare i propri avversari inducendoli ad organizzare nuovi attacchi.

E difatti pare che proprio sulla politica sanitaria Obama stia facendo marcia indietro, forse rimandando sine die i provvedimenti in cantiere. Sarebbe l’inizio di un inglorioso declino, per il personaggio e soprattutto per ciò che rappresenta. Ma sarebbe anche un finale prevedibile. D’altra parte, se si vuole vedere qualche faccia nuova basta andare a votare, ma se si vuole modificare radicalmente un sistema, occorre fare ben altro.

Keftiu

 

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In un giorno come questo

venerdì, 04 settembre 2009 alle 14:24 in punto,

parlando di:res publica 


Se qualcuno procura le ragazze per popolare il talamo dell’”utilizzatore finale”, deve giocoforza essere uno dei suoi fedelissimi. Nei film fantapolitici il vincitore di mille battaglie, il potente abituato ad evitare ogni trappola, finisce per inseguire il proprio pene oltre i confini della prudenza. Se il pene fosse un muscolo, la storia del mondo sarebbe stata diversa, ha scritto qualcuno. Poi nel film si scopre che la fanciulla era stata messa lì a bella posta per sputtanarlo, o per ricattarlo, o per farlo affondare. Vatti a fidare dei fedelissimi.

Ma da buoni spettatori, cerchiamo di indovinare il finale della pellicola. Ipotizziamo.

Ora che la magistratura non può più indagare sulle porcherie dei potenti, ora che il controllo dell’informazione televisiva è pressoché completato, ora che l’opposizione parlamentare è a brandelli, ora che sono state poste le basi per l’affossamento definitivo della democrazia, l’”Unto” può farsi da parte perchè non serve più. Ha svolto il compito che gli era stato affidato.

D’altra parte non si diventa mica ricchi e potenti per meriti personali. Forse nelle fiabe sì, ma qui siamo in prima serata e questo è un film serio... L’hanno liberato dai debiti, l’hanno aiutato a salire, gli hanno costruito intorno un partito di massa nonché un impero economico e mediatico. Altrimenti col cavolo che ce la faceva... Gli hanno anche dato la tessera di adesione ad una loggia massonica che coltivava ambizioni sovversive, ma questo è un dettaglio che si conosceva fin dalle prime scene del film.

Dietro l’uomo e la sua schiamazzata destrezza, c’era il tentativo di smantellare quel po’ di civile e democratico che è stato edificato nella penisola negli ultimi decenni. Tentativo riuscito, si direbbe, anche se il film non è ancora terminato. Lui era soltanto l’uomo-immagine, anche un po’ grottesco e armeggione, da sempre tenuto in pugno da coloro che l’avevano aiutato ad affacciarsi al balcone.

Ah, come si vede l’abilità del regista... Ci ha ingannati armando il protagonista di quella candida inflessione lombarda, di iperbolici sorrisi, di bandane e fondotinta, barzellette e cucù, mentre alle sue spalle si svolgeva il gioco vero, quello impresentabile che potranno conoscere solo le generazioni a venire.

C’è quella frasetta estratta dall’intervista dell’ex-moglie, ove lei dice che il vero rischio di dittatura ci sarà “dopo” di lui, o qualcosa del genere. Chi l’ha notato, e che c’entrava con il resto del discorso?  Sono dettagli, siamo nel mondo della fantapolitica ed affoghiamo nella dietrologia.

Intanto l’uomo della Provvidenza è diventato impresentabile, la sua carriera politica è al termine e l’ascesa al Quirinale è definitivamente sbarrata.

Ci aggrappiamo alla possibilità di un colpo di scena finale, ma il film scivola inesorabile verso le battute finali. Il balcone è rimasto vuoto. Forse il prossimo che si affaccerà non avrà più nemmeno bisogno di sorridere.

Keftiu

 

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